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April 30 Me stava a pija' male, come dicono a ParigiNon so voi, ma io non sono tagliata per fare cose che non ho voglia di fare.
Non che creda che a qualcuno piaccia
(anche se i masochisti, i tristi, gli smorzatori di entusiasmi, esistono),
ma quel che capita a me é proprio di sentire il mio corpo esalare un consiglio:
“...guarda, niente di grave se fai questa cosa, eh?
ma, ...secondo me, sarebbe meglio evitare”.
Come quando mangi carne per giorni perché l’unica cosa
che ti pare saporosa e insieme sostanziosa
che i ristorantini più o meno turistici di una città come... mettiamo... Parigi, offrono,
è appunto l’entrecôte -
...eppoi ti siedi a tavola un altro giorno e senti il tuo stomaco, il palato, la pancia,
una richiesta:
“Pasta, pasta, pasta c’a pummarola ‘ngopp’, ti prego, pasta!
O anche pesce, formaggio, cioccolato, ma basta carne, grazie!”
anche se la carne - tutti lo sanno - fa bene!
Fa bene partire. Io questo lo so.
Fa bene partire per Parigi. Questo l’ho imparato; e non stavolta.
Più che far bene è sano e intelligente e entusiasmante non perdere le occasioni mai.
Questo quasi lo insegno.
Eppure ci sono momenti in cui non la devi mangiare, la carne.
Non so voi, ma io sono una fortunata
e poche volte mi é capitato di dover fare qualcosa che non avevo voglia di fare.
Eppure qualche volta la ragione prevale... sul corpo! Deve prevalere!
E quindi sono partita!
Ma se avessi accondisceso al mio corpo, ne sono certa ancora,
se si potesse - anche quelle volte - fare quel che si ha voglia di fare,
allora, domenica scorsa, sarei rimasta a Napoli.
Sono a Parigi.
E l’altra sera, ho scritto più o meno questo:
Venerdi 22 aprile, 2:58, Parigi. Rue Aubriot, se si scrive così, 5.
Ok, ok, ok, sono in un altro letto, in un’altra casa, in un’altra dimensione,
rapida,
tanto rapida da farmi venire il timore che non mi accorga di averla vissuta.
Timore? Timore di che?
Non ho mica paura di qualcosa, io; tranne del tempo che passa, ho scritto.
Ho scritto
e del pensiero che potrei passarlo da qualche altra parte, con qualcun altro.
Rapida perchè questa partenza, quest’esperienza che apre forse la parentesi della mia maturità
mi è capitata così,
tra capo e collo in un momento in cui tutto scorreva già velocemente:
le persone di sempre che costruiscono la propria vita,
la gatta che da cucciolo diventa Gatta,
l’Università che da università diventa ricordo,
un po’ di nostalgia, si, ammettiamolo, un po’ di nostalgia,
niente domande sul futuro,
fatti su fatti,
il tempo, il tempo che passa e poi questa Parigi.
Mi è capitata così, questa Parigi,
prepotente in un momento in cui io volevo solo godermi delle cose,
le persone, soprattutto - e delle cose, poi;
(...).
Bella Parigi, per carità, magica. Romantica come sempre e come non mai.
Congeniale al mio modo di guardare al mondo.
Stimolante... se solo sentissi il bisogno di essere stimolata!
Bella, per carità!
Blu come le notti blu in cui mi scontr(av)o dopo giornate neanche troppo faticose,
...se solo sentissi il bisogno di essere stimolata!!!
Rapida perchè mi è capitata tra capo e collo;
e poi rapida perchè non ci lascia(va) il tempo di respirare!
Mi fa ridere, mi fa piangere, mi tranquillizza, mi scuote un po’ ma non troppo, questa Parigi;
mi rincuora perchè mi riconosco sempre, ovunque – o forse più ovunque che a casa.
Mi fa commuovere, dicevo,
mi rende diffidente, generosa, cinica, ottimista più di quanto già non lo sia,
paziente, serena.
Ma non mi lascia il tempo di respirare.
E invece voglio, voglio, voglio respirare. Non mi va di correre all’impazzata.
Voglio ascoltare una canzone, respirare, baciare.
Anche solo 15 minuti, prima di andare a dormire. Dovunque io vada a dormire.
Così.
P.S. oh! Tutto a posto, eh?, mo'!
P.S. (2) oh! Intanto mi sono laureata, eh?
...ohì??
dentro e fuori
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