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June 21 le minimeP a r i s
1 dicembre 00,31
Tempo di evoluzione
ora, devo solo dormire.
sto bene, alla fine. Sto bene. Me la dormo. Domani ci penserò.
Sorrido, ballo un pò. Bevo un bicchier d'acqua e vado a dormire.
Ora, devo solo dormire.
6 gennaio 23,27
...mmmhhhmi metto comoda, in questa vita
(immagine di una ragazzina con sorriso sornione e gambe lunghe
che si sistema in un'amaca che, a guardarla bene,
è fatta di gente, case, strade, gatti, bar e birre,
quadri che forse non comprende, libri che la fanno sognare,
ma più che altro è un'amaca fatta di tanta gente...
Anche quella che dà un pò fastidio e che lei scaccia via,
con uno sguardo un pò storto ma mai davvero turbato,
con l'alluce del piede sinistro...).
a questo punto 10 gennaio 2007, ore 0.35, giorno della consegnaaa
si puo' andare avanti come durante l'adolescenza,
senza neanche (darsi) il tempo di pensare a quello che capita
ma solo sentendo quel che capita, come galleggiandoci, per sempre;
ma non vorrei che poi si finisse senza alcuna solida vera ragione di vita.
Mi sento un po' come Guido Laremi di Andrea De Carlo, comunque:
speriamo non vada a finire male, và...*
21 gennaio 21.43
Fortuna che anche Amedeo ha conosciuto Tarek.
Altrimenti cominciavo a pensare di essermelo immaginato.
30 gennaio 23.20
Fortuna (anche) che abito in Francia,
chè se aveste visto quello che ho cucinato stasera... - ma cos'eraaaa? -
mi avreste rinnegato, diseredato, sbeffeggiato, ripudiato!
Che stavo pure per fare un guaio:
fortuna (ancora) che la mia solita lucidità mi evita movimenti (troppo) scomposti...
Chè ok che hai trovato casa...
ma addirittura far saltare in aria quella vecchia, mi sembra eccessivo!
P.S. * finisce male: Guido Laremi, dico.
6 febbraio 2007
MA COME CAVOLO L'HA TROVATA, Amélie, una casetta così graziosa, a PARIGI,
con un lavoro da cameriera, nè?!?
P.S. Cavolo, non serve a niente vivere senza prospettive, credo.
18 febbraio 20.10 all'uscita dal théâtre de verre...
Alle volte ho la sensazione Parfois, j'ai la sensation
che gli uomini parlino di politica que les hommes parlont de politique
quando non sanno parlare d'altro. lors que ils ne savent pas parler d'amour.
7 marzo 2007
Nù
e... t' 'o creriv' tu,
ai tempi in cui studiavamo Estimo a Palazzo Gravina
(i' ch' tiemp') che avrei fatto da damigella - insieme a quelle altre due pazze! -
al tuo matrimoniooo?
Torno da Paris per te.
11 marzo 19:53
La mia generazione si sente meno sola perchè ha spesso in tasca un iPod.
14 marzo 2007
La questione è sempre la stessa: siamo dei puntini.
E se per un solo punto passano infinite rette, per due, ne passa una sola.
Certo, se si vuole che sia retta, la loro congiunzione...
Eppure, per due punti, passano pur sempre infiniti piani...
15 marzo 2007
Metaforaplastica!
Per fare un plastico,
devi concentrarti su quello che vuoi nel preciso momento in cui lo vuoi;
al dopo ci pensi dopo;
fermarti solo quando qualsiasi ulteriore mossa
puo' solo peggiorare quello che hai fatto finora.
E, comunque, non sarà mai perfetto. Oppure anche si.
19 marzo 2007
Il titolo del libro inesistente
"Il ciondolo che m'hai regalato se l'è mangiato il cane"
28 marzo 2007
bisognandaratttempo, nella Vita.
12 aprile 15.55 - au bureau (e chest' t' piac' 'e fa'! Essi! Poi ric' ca' t' licenziano!!! Ma nooo, giocooo) -
Le infinite possibilità mi disorientano
e la consapevolezza della loro esistenza
mi frena anche un po', in qualsiasi campo.
Tranne che in amore.
13 aprile 2007
accussi' s' fà
Credo che lui avesse troppa voglia di un bambino, di sposarsi, di rasserenarsi.
Credo che avrebbe voluto farle con me, tutte queste belle cose. Credo.
Di tutto quell'amore, di quell'amore a modo suo, io gli sono ogni giorno più riconoscente.
Ma l'amore che immagino io, quello a modo mio insomma, è altro.
Ancora.
Perchè forse un giorno scrollerò la testa alla mia ingenuità,
"capricciosa e sognatrice e immatura che eri".
Probabile che accadrà, ma la scrollerò sorridendo.
Perchè anche allora saprò che non è adesso, quel momento; non ancora.
(...)
Quello che so adesso, lo sento, è che... ha fatto proprio bene!:
Voleva tutte quelle cose?
Ha fatto tutto ciò che poteva e voleva per dimostrare e chiedere e riaverne, di cose?
Io cieca e distratta o indisposta?
E lui va avanti!
'afammocc'!: bravo Dario: accussi' s' fà!
Serena
20 aprile 2007
e Nunziatella si sposaaa!!!
25 aprile 2007
minima1: chi la fa, l'aspetti. E anche chi non la fa.
minima2: tutto il mondo scende a Daumesnil.
1 maggio 23.50
Dormire molto rende più belli e meno intelligenti.
Dormo.
14 maggio 2007.1
Con gli strumenti adatti
anche un muro di cemento diventa plastica.
14 maggio 2007.2
Evoco
Come quando pioviggina e tu, previdente,
adocchi tutti i balconi e le pensiline e i tendoni delle épiceries che incrocerai
per passarvi sotto e ripararti il più possibile
e poi, alla faccia di tutta questa meticolosità - anzi,
proprio solo in conseguenza di quella! -
un gocciolonone di pioggia - di quelli che sono la naturale evoluzione
della gocciolinina innocua che però, intanto,
ha accarezzato il profilo del balcone
o ha percorso il traverso metallico della pensilina
oppure ha seguito la morbida curva del tendone, ingigandendosi,
fino all'angolino ultimo - e che non avresti mai incrociato,
si distacca tempestivamente da quell'angolino sul quale ha indugiato un pò,
quasi ad aspettarti
e ti si infila in un orecchio!!
Quando ci sei... mi manchi.
May 15 Trucsnell'accezione di "cosi" (e non di "aggeggi")
che Pennacchio trasformerebbe in "fatti", quindi va bene.
1. L'altro giorno ho visto la francese che é in me.
O almeno la francese che mi piacerebbe ci fosse.
Diciamo che forse ho solo visto una francese con un vestitino delizioso.
Pero’ era russa.
Si chiama Irina e ho una sua foto imprigionata nel mio cellulare.
Ve l'avrei fatta vedere,
vi avrei fatto vedere le righe bianche e grigie della sua camiciola vintage a maniche corte
tagliata sotto il seno
e i merletti bianchi che spuntavano dalla gonna blu jeans, a campana, sotto il ginocchio.
Non ve l'avrei neppure descritta e non ve ne avrei nemmeno detto il nome,
se fossi riuscita a capire come si scaricano le foto dal mio cellulare sul pc!!
2. L'altro giorno ho ascoltato consigli che sembrano giudizî
E mi sono detta
A cambiare si cambia sempre.
Pero’ bisogna stare attenti:
bisogna aggiustare il tiro dei proprî cambiamenti.
3. Giornata fiacca oggi: che peccato...
P.S. "Se bruciasse la citta',
da te, da te, da te io tornereiii!"
ascoltavo fino a un minuto fa
e spesso, almeno dieci anni fa,
nell'ingresso grande giallo di casa mia vecchia.
April 30 Me stava a pija' male, come dicono a ParigiNon so voi, ma io non sono tagliata per fare cose che non ho voglia di fare.
Non che creda che a qualcuno piaccia
(anche se i masochisti, i tristi, gli smorzatori di entusiasmi, esistono),
ma quel che capita a me é proprio di sentire il mio corpo esalare un consiglio:
“...guarda, niente di grave se fai questa cosa, eh?
ma, ...secondo me, sarebbe meglio evitare”.
Come quando mangi carne per giorni perché l’unica cosa
che ti pare saporosa e insieme sostanziosa
che i ristorantini più o meno turistici di una città come... mettiamo... Parigi, offrono,
è appunto l’entrecôte -
...eppoi ti siedi a tavola un altro giorno e senti il tuo stomaco, il palato, la pancia,
una richiesta:
“Pasta, pasta, pasta c’a pummarola ‘ngopp’, ti prego, pasta!
O anche pesce, formaggio, cioccolato, ma basta carne, grazie!”
anche se la carne - tutti lo sanno - fa bene!
Fa bene partire. Io questo lo so.
Fa bene partire per Parigi. Questo l’ho imparato; e non stavolta.
Più che far bene è sano e intelligente e entusiasmante non perdere le occasioni mai.
Questo quasi lo insegno.
Eppure ci sono momenti in cui non la devi mangiare, la carne.
Non so voi, ma io sono una fortunata
e poche volte mi é capitato di dover fare qualcosa che non avevo voglia di fare.
Eppure qualche volta la ragione prevale... sul corpo! Deve prevalere!
E quindi sono partita!
Ma se avessi accondisceso al mio corpo, ne sono certa ancora,
se si potesse - anche quelle volte - fare quel che si ha voglia di fare,
allora, domenica scorsa, sarei rimasta a Napoli.
Sono a Parigi.
E l’altra sera, ho scritto più o meno questo:
Venerdi 22 aprile, 2:58, Parigi. Rue Aubriot, se si scrive così, 5.
Ok, ok, ok, sono in un altro letto, in un’altra casa, in un’altra dimensione,
rapida,
tanto rapida da farmi venire il timore che non mi accorga di averla vissuta.
Timore? Timore di che?
Non ho mica paura di qualcosa, io; tranne del tempo che passa, ho scritto.
Ho scritto
e del pensiero che potrei passarlo da qualche altra parte, con qualcun altro.
Rapida perchè questa partenza, quest’esperienza che apre forse la parentesi della mia maturità
mi è capitata così,
tra capo e collo in un momento in cui tutto scorreva già velocemente:
le persone di sempre che costruiscono la propria vita,
la gatta che da cucciolo diventa Gatta,
l’Università che da università diventa ricordo,
un po’ di nostalgia, si, ammettiamolo, un po’ di nostalgia,
niente domande sul futuro,
fatti su fatti,
il tempo, il tempo che passa e poi questa Parigi.
Mi è capitata così, questa Parigi,
prepotente in un momento in cui io volevo solo godermi delle cose,
le persone, soprattutto - e delle cose, poi;
(...).
Bella Parigi, per carità, magica. Romantica come sempre e come non mai.
Congeniale al mio modo di guardare al mondo.
Stimolante... se solo sentissi il bisogno di essere stimolata!
Bella, per carità!
Blu come le notti blu in cui mi scontr(av)o dopo giornate neanche troppo faticose,
...se solo sentissi il bisogno di essere stimolata!!!
Rapida perchè mi è capitata tra capo e collo;
e poi rapida perchè non ci lascia(va) il tempo di respirare!
Mi fa ridere, mi fa piangere, mi tranquillizza, mi scuote un po’ ma non troppo, questa Parigi;
mi rincuora perchè mi riconosco sempre, ovunque – o forse più ovunque che a casa.
Mi fa commuovere, dicevo,
mi rende diffidente, generosa, cinica, ottimista più di quanto già non lo sia,
paziente, serena.
Ma non mi lascia il tempo di respirare.
E invece voglio, voglio, voglio respirare. Non mi va di correre all’impazzata.
Voglio ascoltare una canzone, respirare, baciare.
Anche solo 15 minuti, prima di andare a dormire. Dovunque io vada a dormire.
Così.
P.S. oh! Tutto a posto, eh?, mo'!
P.S. (2) oh! Intanto mi sono laureata, eh?
...ohì??
dentro e fuori
March 01 Uà, ma è una vita che nn apro qua.E' che ok che non mi sono laureata il 13 febbraio
perchè papà sta in Brasile (diciamo così),
però mi laureerò mò! Cioè tra 20 gg. Circa. mmmhhh.
La verità, vi prego, vi prego, sull'amore.
una strana faccia
"E' hors concours, quella beatitudine,
appartiene a un'altra classe,
a un'altra categoria di sensi.
Nonostante i nostri battibecchi, la sua villania,
tutte le storie e le smorfie che faceva,
e la volgarità, e il pericolo, e la spaventevole inanità di tutto quanto,
io ero sprofondato nel mio paradiso d'elezione - un paradiso
i cui cieli avevano il colore delle fiamme dell'inferno,
ma pur sempe un paradiso."
Vladimir Nabokov, Lolita, gli Adelphi, pag. 210
(sono in modalità Bibliografia)
January 22 "No, pè, nonesco, restoaccasa, stoappaciata..."Non dev'essere così:
non si può non essere all'altezza di qualcuno, nelle relazioni sentimentali!
Che i livelli culturali, sociali, esperienziali
(brutto termine, ma - almeno tra quelli elencati -
è il genere di livello meno giudicato, meno classista
e quindi più simpatico),
incidano sulle relazioni anchenonsentimentali,
è fatto lapalissiano
MA - mi chiedevo due giorni fa -
che tali livelli, tra due persone che per irrazionalizzabili più che irrazionali motivi si attraggono,
siano più o meno equivalenti o comunque inqualchemodo vicendevolmente stimolanti,
quanto conta? Quanto è determinante il confronto su quegli aspetti
o almeno la possibilità che ce ne possa essere uno, all’occasione!,
e quanto, invece, tutti questi canoni sono ottusi pregiudizî
…e l’unico livello che conta davvero è quello emozionale?
Della Realtà, me ne voglio fregare: quel che conta è la
Lealtà.
Mi viene in mente e non è la prima volta,
quindi “miritornimmente”
una scena che forse non ho mai visto davvero, ma forse anche si:
si rincorrono, nell'ordine e
in un tipico immaginario percorso chiuso quadrato
Lamù, Ataru (che forse va scritto con l’acca),
Shinobu (che forse c’ho azzeccato) e Mendo.
Chiaramente non si raggiungono mai,
o almeno mai dire mai fino alla fine della puntata.
Chiaramente ogni instancabile corsa verso il relativo oggetto del desiderio
disegna nuvolette grigie nell’inquadratura,
dal selciato calpestato e ricalpestato da tre su quattro di loro
fino ai piedini elegantemente svolazzanti della civettuola aliena dai capelli verdeblu;
nuvolette grigie di affanni diversi
(capriccioso quello di Lamù,
supplichevole quello di Ataru [ho controllato: non ci vuole, l’acca],
fiero quello di Shinobu [sisi, è giusto] e peculiarmente composto quello di Mendo),
ma pur sempre affanni.
Perché se non ci si affanna nel cercare quel che si desidera
o non lo si desidera davvero o non si sa molto vivere, secondo me.
Chiaramente nessuno di loro, nel rincorrere sempre qualcuno che rincorre qualcun altro,
si soffermerà mai a valutare (questa volta è proprio mai)
quante cose ci sarebbero da amare anche in chi lo insegue...
E mi pare pure bello, adesso!
Quanta pavidità c’è nel ragionare sull’amare?
Eppure mi piacerebbe se, a un certo punto di quest'inconcludente ma appassionata acchiapparella,
qualcuno si fermasse non per arrendevolezza
e si innamorasse incondizionatamente di chi, incondizionatamente, lo stava cercando, volendo, amando già...
Eccheccazz'.
January 02 E guarda dall'altro lato!Non ci provare sai, non ci provare adesso,
a ragionare tu e, con una mano in tasca, a dirmi "hai visto?".
Non ci provare a ridere così, a scuotere la testa,
non potrei farlo più nemmeno io,
la scuoto io e l’ho sempre fatto.
Non ci provare, a farmi dubitare
di aver avuto torto, di avere visto male.
Anzi, provaci si, fammi rasserenare:
un pò di scorrettezza è il tuo modo naturale.
Guarda dall'altro lato e quelle cose indietro
[ il tempo, quindi, i baci, quei no prima dei si,
troppa distanza un metro, meglio fermarci qui,
le porte aperte e chiuse, una stretta di mano,
un altro bacio ancora, un sorso di Dariano…;
e i punti di domanda e esclamativi mai,
la nostra adolescenza e i giorni via da noi,
l'eterna conoscenza, i tiri controllati…
e poi quelli più bassi e i ritorni infiniti...]
conservale così,
nonsonotutteblu nonalterarleancora rimpicciolitegià.
Non obliare niente e non ricordare più.
Ti insegno io…
Ti insegno io, come si fa?
December 14 Mi laureo un pòDecember 04 "Vogliamo fare un blog, Sara?", le ho chiesto.
Mi ha risposto col suo modo teatrale di rispondere:
"certo, ma...: cos'è un vilòg?", mi sembra.
Ho riso, comunque, e, mentre le sillabavo, anzi le scandivo
(perchè mi sorge il dubbio che non si possa sillabare
una parola con una sola vocale!)
"...b...log", mi avvicinavo al monitor per mostrargliene uno. Anzi due:
prima quello di Chiara, timidamente romantico
e poi quello di Andrea&C,
piacevole impasto di spontaneità e affettazione,
latentemente autocelebrativo.
Mi accorgo adesso che potrei descrivere Chiara e Andrea
(Chiara e Andrea/persone, intendo) con gli stessi aggettivi...
Pur volendo, concludo, è abbastanza difficile riuscire a bleffare su un diario,
privato o pubblico che sia.
Uh, ho detto "diario". Volevo dire blog.
Le ho detto (a Sara): "io l'ho scoperto tre giorni fa, cos'è."
E ho anche scoperto che è... più o meno normale, avere un blog, oggi.
Mi piace la "normalità", come dicevo: mi emoziona.
Mi piace quella che aleggia nella mia camera blu,
dopo aver cliccato su "crea il tuo spazio personale su msn".
E' rasserenante.
(...)
Serena
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